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Rapporto cultura e social, il caso 'Rafah': l'AI come arma contro la censura?

 

di Alice Iannone e Amanda Sorrentino


In questi giorni sta circolando un’immagine raffigurante un enorme campo profughi che ricorda quello situato nella città a Sud della Striscia, Rafah. In primo piano uno slogan potente: “All eyes on Rafah”.

La foto ritraente il governatorato è stata generata con l’AI e condivisa da oltre 50 milioni di account su Instagram, 12 milioni su Facebook e 18 milioni su X, creando così un dibattito mediatico sulla “zona sicura”.

UNA FOTO CONTROVERSA 

L’immagine di protesta contro la distruzione di Rafah ha come sfondo l’enorme campo profughi ed in primo piano emerge l’enorme slogan che diviene quasi parte del campo stesso. I social network hanno contribuito molto alla condivisione dell’immagine, sensibilizzando soprattutto i giovani, i quali hanno fatto sentire la propria voce e le proprie opinioni tramite la pubblicazione dello slogan sulle storie di Instagram e la diffusione di video su Tiktok con lo scopo di donare un contributo alle persone che si ritrovano sfollati nella striscia di Gaza.

'Parola ai giovani'

I giovani portano avanti l’idea che non si tratta unicamente di uno scontro politico, bensì è uno scontro che cela un valore etico senza precedenti! "All eyes on Rafah" ha suscitato scalpore poiché la generazione odierna si è divisa in due sponde: chi giustifica l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, chi invece sostiene che sia "ipocrita e immorale" non utilizzare immagini crude come veicolo di sensibilizzazione. A favore di quest'ultima tesi in molti sostengono che sia giusto diffondere raffigurazioni raccapriccianti contrapposte alla futile censura che spesso investe i social, poiché questi ultimi tendono a nascondere la verità attraverso un 'velato perbenismo', non permettendo di sviluppare un senso critico imparziale.

Su questo punto la 'fazione' opposta, invece, reclama a gran forza i vantaggi dell'immagine prodotta dall'intelligenza digitale che, proprio grazie alla sua artificialità, è riuscita a rompere le barriere della censura sui mass media i quali, proprio per quel 'perbenismo mediato', tendono a 'oscurare' la crudezza di una realtà intrisa del sangue di migliaia di innocenti. Un blocco che, pur finalizzato alla tutela degli utenti, soprattutto i più giovani, più che proteggere a volte sembra trasformarsi nell'ennesimo silenzio imposto alle masse bombardate, invece, di contenuti leggeri all'insegna dello sfarzo, del riso e del lusso sfrenato!

L'intelligenza artificiale sarà dunque la nuova frontiera dell'informazione libera e differenziata o un'altra arma per assuefare le persone ad un mondo di illusioni?

Agli utenti l'ardua sentenza!


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