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La storia del "Pi Greco" π

vferri2009

Aggiornamento: 23 mar 2023

Oggi, 14 marzo, si è celebrata la giornata dedicata al "Pi Greco" (π), il simbolo matematico che indica un numero fisso le cui cifre più note sono senz'altro 3,14. Ma da dove nasce?

Ebbene, la sua storia ha radici molto più remote di quel che si è portati a pensare e, per scoprile, dobbiamo 'tornare indietro nel tempo' addirittura di millenni! Infatti, nonostante il celebre segno grafico "π" fu introdotto XVII secolo, i primi tentativi di calcolarlo cominciarono già molto prima.

Nel XX secolo a.C. i Babilonesi, gli antichi abitanti della Mesopotamia, gli attribuirono un valore pari a 3,125.

Più tardi, nel 1700 a.C., lo scriba egiziano Ahmes, mediante diverse operazioni, affermò che esso fosse in verità pari a 3,1605.

Successivamente e più precisamente nel IV secolo a.C., il fisico siracusano Archimede, attraverso una dimostrazione, illustrò il valore più corretto del 'Pi Greco'.

Ma è solo nel XVIII secolo che i matematici William Jones ed Eulero introdussero il simbolo "π" (tutt'oggi in uso) per indicare il 'canonico' 3,14 il quale, però, è solo una parte delle cifre infinite che in realtà esprime.

Dirle tutte a memoria è pressoché una 'mission impossible', ma per ricordarne qualcuna in più si possono usare dei 'trucchetti mnemonici', come far riferimento ad una frase:


"Ave o Roma o Madre gagliarda di latine virtù che tanto luminoso splendore prodiga spargesti con la tua saggezza."


Infatti, contando le lettere di ogni parola si otterranno le prime 19 cifre del numero "Pi Greco": π = 3.141592653589793238.




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