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Francesco Saverio De Sanctis: un grande uomo per la scena italiana

Oggi sono precisamente 189 anni dalla morte di Francesco Saverio De Sanctis: un grande scrittore, ma non solo



Francesco De Sanctis nacque a Morra Irpina (Avellino) nel 28 marzo 1817 e morì a Napoli il 29 dicembre 1883. Fu uno scrittore, critico letterario, politico, Ministro della Pubblica Istruzione e filosofo italiano. Si distinse nel XIX fra i maggiori critici e storici. Si trasferì a Napoli nel 1826, all'età di nove anni, per studiare presso il ginnasio privato di suo zio, Carlo Maria De Sanctis. Nel 1831 iniziò gli studi liceali, in un primo momento nella scuola dell'abate Lorenzo Fazzini, poi, nel 1833, in quella dell'abate Garzia. Successivamente intraprese studi giuridici che ben presto abbandonò per dedicarsi, nel 1836, alle passioni che contribuiranno alla sua vera formazione. Conobbe Leopardi nella scuola del purista Basilio Puoti, in cui seguiva lezioni sul Trecento e Cinquecento.

Completati gli studi, iniziò ad insegnare. Nei suoi primi anni di carriera operò proprio nelle scuole di Morra, in particolare in quella dello zio. In seguito De Sanctis ritornò a Napoli dove, grazie allo stesso Puoti, nel 1839 fino al 1841 venne nominato professore della scuola militare preparatoria di San Giovanni a Carbonare e, dal 1841 fino al 1848, del Collegio militare della Nunziatella. Proprio qui De Sanctis, dopo aver scoperto alcuni testi di illuminismo sia francese che italiano, iniziò a prendere le distanze dal purismo di Puoti. In questi anni tenne anche corsi privati di grammatica e letteratura per gli allievi di Puoti, in una sala del Vico Bisi.


Siamo arrivati ad un anno decisivo, non solo per la vita di De Sanctis, ma per la vita di milioni di persone in tutta Europa. Infatti nel 1848 si svolsero quelli che vengono riconosciuti come "moti del 1848", moti rivoluzionari contro i regimi assolutisti di tutta Europa. Francesco De Sanctis, insieme ai suoi allievi, prese parte alle rivolte, che interessarono anche Napoli. Questa sua partecipazione gli provocò una sospensione dall'insegnamento, così decise di lasciare Napoli e si recò in Calabria, dove scrisse i suoi primi "Saggi critici". Fece poi ritorno a Napoli dove, nel 1850, venne arrestato e recluso nel carcere di Castel dell'Ovo, in cui rimase fino al 1853 quando, espulso dal Regno dalle autorità borboniche e fatto imbarcare per l'America, riuscì a fermarsi a Malta e quindi si rifugiò a Torino.


Nella città piemontese ebbe un incarico di insegnante presso una scuola privata femminile dove insegnò lingua italiana, diede lezioni private, collaborò a vari giornali dell'epoca e iniziò a tenere conferenze e lezioni, che gli fecero ottenere, nel 1856, una cattedra di letteratura italiana presso il Politecnico Federale di Zurigo. Qui, dal 1856 al 1860, ebbe un incarico sempre da insegnante, approfondì e migliorò il suo pensiero critico ed il suo metodo di lavoro, tenne delle conferenze raccolte nel saggio pubblicato nel 1869 "Saggio critico sul Petrarca". Gli fu offerta anche l'occasione di diventare membro attivo del Circolo degli Scacchi della Città.

Dopo l'Unità d'Italia, De Sanctis poté tornare in patria, dove portò avanti, in concomitanza all'attività letteraria, anche quella politica. Infatti divenne governatore di Avellino e, in seguito, deputato al Parlamento. Nel 1872 ricevette la cattedra all'Università di Napoli, incarico che ricoprì fino al 1876, e, successivamente, divenne Ministro della Pubblica Istruzione. Morì a Napoli nel 1883.





La vita di De Sanctis fu un po' travagliata ma interessata da tante soddisfazioni e successi. Si interessò a vari campi, come ad esempio la politica, gli studi storici e letterari, per ampliare le vie della sua mente. Proprio questo, nel 1870, gli permise di pubblicare un'opera importantissima non solo per la sua carriera, ma anche per la cultura italiana. "Storia della letteratura italiana" è un'opera di importante rilevanza storica in cui la letteratura si intreccia con gli avvenimenti, per l'appunto, storici.



"L'avvenire non si trova quando si smarrisce il presente" Francesco Saverio De Sanctis
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