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  • Immagine del redattoreAlice Iannone

Caso Alpi-Hrovatin: coinvolgimento dell'ambasciatore italiano

A trent'anni dall'omicidio dei giornalisti italiani Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, un testimone chiave ha fatto delle rivelazioni scioccanti sul presunto coinvolgimento dell'ambasciatore italiano e su un tentativo di corruzione.

La testimonianza

Il testimone somalo, il cui nome è mantenuto anonimo per motivi di sicurezza, ha affermato che

L'ambasciatore italiano in Somalia avrebbe cercato di corromperlo offrendogli una somma considerevole di denaro. Secondo le sue dichiarazioni, l'ambasciatore avrebbe tentato di persuaderlo con una cifra pari a 60mila dollari.

Le sue rivelazioni gettano nuova luce sull'omicidio dei due giornalisti avvenuto nel 1994, quando erano impegnati nell'indagine su traffici illeciti di armi e rifiuti tossici in Somalia. Ilaria Alpi e Miran Hrovatin furono uccisi in circostanze ancora non completamente chiarite, e le indagini hanno spesso incontrato ostacoli e misteri. Secondo il testimone, le autorità italiane dovrebbero concentrarsi sulle indagini all'interno del proprio paese, suggerendo che la chiave per risolvere il caso potrebbero trovarsi proprio in Italia. Le auto non hanno ancora commentato pubblicamente le accuse del testimone somalo, ma è probabile che le sue dichiarazioni porteranno a una revisione e a un rinnovato interesse nelle indagini sull'omicidio di Alpi e Hrovatin. L'omicidio dei due giornalisti italiani rimane uno dei casi più controversi e misteriosi della storia recente dell'Italia, e le nuove rivelazioni del testimone somalo potrebbero finalmente gettare luce su ciò che è accaduto veramente quel fatidico 20 Marzo 1994 in Somalia.


L'ACCADUTO

Il 20 marzo del 1994, esattamente trent’anni fa, la giornalista Ilaria Alpi e il cineoperatore Miran Hrovatin furono uccisi con una raffica di kalashnikov (fucile mitragliatore) poco lontano dall’ambasciata italiana di Mogadiscio, in Somalia. I due stavano entrambi indagando su un presunto traffico internazionale di armi e di rifiuti tossici che avrebbe coinvolto anche società italiane. Dopo una lunga vicenda giudiziaria, che ha coinvolto commissioni parlamentari, presunti tentativi di depistaggio, incarcerazioni, assoluzioni e richieste di archiviazione, si sa ancora molto poco di quello che Alpi e Hrovatin scoprirono, e ancora meno delle circostanze e dei mandanti del loro omicidio. Dopo l'assassinio l’unica condanna fu inflitta a Omar Hassan Hashi, riconosciuto come autista del commando da un testimone somalo. Hashi finì in carcere e ivi rimase per 16 anni. Finché il superteste raccontò a “Chi l’ha visto” di essersi inventato tutto. Tornato in Somalia da uomo libero, Hashi fu ucciso nel 2022 con una carica esplosiva piazzata sotto il sedile della sua auto.

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