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Quei ricci che tanto odiavo

  • michellegiliberti4
  • 15 giu 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 8 lug 2022

Racconto di Michelle Giliberti


2 DICEMBRE 2010

Il sole fa capolino dalle serrande semiaperte ed io mi sveglio di soprassalto. Noto che la mia bambola preferita, Clara, è caduta dal lettino durante la notte, così mi abbasso per prenderla e stringerla a me. Con lei corro in cucina da mamma che sta scaldando il latte in un pentolino, mentre il babbo è impegnato a leggere il suo giornale. Mi guardano entrambi sorridendo e mi augurano il buongiorno indicandomi la mia colazione già pronta sul tavolo. Dopo aver divorato la mia girella al cioccolato e dopo una buona dose di: ‘’Dora l’esploratrice’’, la mamma mi aiuta a lavarmi e a mettermi in tiro per un nuovo giorno all’asilo. Una volta pronta il babbo mi accompagna con la sua super macchina che a me dà la sensazione di volare. Inizialmente la giornata procede tranquilla, poi, quando, finalmente, arriva il momento della pausa in cortile, tutti abbiamo iniziato a rincorrerci e a giocare sullo scivolo. Vado davvero d’accordo con tutti tranne che con una bambina di nome Laura, ’’Non la sopporto!’’ - penso - mentre la vedo prendere in giro una bambina più piccola. Questo mio odio verso di lei è dovuto al suo essere arrogante con gli altri e alla sua abitudine a trattare male chiunque non gliela dia vinta. Anche lei odia me, questo lo so, ma mi sta bene. Decido così di intervenire affinché smetta di prendere in giro la bambina solo perché vestita di giallo e non di rosa come - secondo ‘’la regina suprema’’ - devono vestire tutte le bambine. Comincio così ad urlarle contro dicendole che a nessuno frega delle sue regole da reginetta della situazione. Le dico di smetterla e di non vantarsi perché non é migliore degli altri; lei, non sapendo come giustificarsi, mi dà uno schiaffo ed io rimango ferma. Successivamente vedendomi immobile si avvicina per assicurarsi che non vada a riferire nulla di quanto accaduto alla maestra, ma io, appena si trova abbastanza vicina a me, le tiro quei suoi ricci che tanto si vanta di avere. Comincia subito dopo ad urlare. Gli altri spaventati corrono a chiamare la maestra che, quando arriva, inizia ad urlarmi contro staccandomi dalla mia nemica. Quando Laura è di nuovo calma, la maestra ci chiede di raccontare quanto avvenuto e io le spiego che è stata lei a provocarmi e che io ho solo risposto a mia volta difendendomi e difendendo la bambina presa di mira. La maestra non vuole sentire scuse e, visto il vittimismo che la reginetta si ostina a mostrare, mi mette in punizione per una settimana costringendomi a non uscire fuori a giocare con gli altri e a rimanere in aula per riflettere su quanto accaduto. Nei giorni successivi al suono della campanella gli altri escono a godersi il sole mentre io piango guardandoli seduta sul davanzale della finestra. So di aver sbagliato a tirarle quei ricci che tanto odio ma non me ne pento perché l’ho fatto per una buona causa.

OGGI

Ripensando a quanto accaduto ormai una decina di anni fa ammetto di aver sbagliato, ma credo che il mio sbaglio sia stato più che giustificato data la mia età e la mia poca diplomazia. Nonostante ciò, però, la motivazione era più che valida, ma, reagendo in modo diverso, non mi sarei presa la colpa (magari avvertendo la maestra subito dopo lo schiaffo) e non ci sarei neanche rimasta male con quel brutto senso di solitudine che provai ingiustamente per la prima volta nella mia vita.





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