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Grazie di tutto Pablito

  • stefanonoschese
  • 10 dic 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Paolo Rossi è morto a Siena, il 9 Dicembre 2020, all'età di 64 anni, per un tumore ai polmoni. E' stato uno delle leggende più importanti nella storia del calcio italiano. Grandissimo giocatore e della Juve, è ricordato soprattutto per la vittoria del mondiale di Spagna nell'82, dove contro il Brasile ha infilato alla nazionale di Zito una portentosa tripletta facendo emozionare i tifosi e portando l'Italia in finale. Soprannominato Pablito e vincitore di un pallone d'oro, nel 2004 è stato inserito nel FIFA100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione del centenario della federazione. Rossi era un attaccante veloce, molto abile negli spazi stretti dell'area di rigore, dove poteva sfruttare le sue doti di tempismo e opportunismo; Giorgio Tosatti lo definì «un impasto di Nureyev e Manolete», un giocatore con «la grazia del ballerino e la spietata freddezza del torero».

Rossi raccontò così le sue caratteristiche tecniche: «Io non segno quasi mai di potenza, generalmente conquisto quei due metri che costano il goal all'avversario. Per me, è fondamentale il gioco senza palla, lo smarcamento, quando la palla non c'è, è indispensabile. Non ho avuto dalla sorte un grande fisico e mi debbo far furbo». E' proprio grazie a questa tecnica che Rossi, con i suoi due colpi di testa e la sua furbizia nello sfruttare gli spazi, ha fatto riecheggiare per tre volte il suo nome in quella indimenticabile semifinale del mondiale spagnolo: "Rossi, Rossi e ancora Rossi". Quella era una delle più formidabili nazionali brasiliane della storia, ai livelli di Pelé e Garrincha, ma quel 5 Luglio, a Barcellona si sentiva solo il nome dello sbalorditivo numero 20; una giornata rimasta nella storia del calcio italiano.

Nel 2002 pubblicò la sua autobiografia intitolata Ho fatto piangere il Brasile: «L'ho scritta perché i miei tre gol al Brasile, in quel fantastico, indimenticabile tre a due, sono il fiore all'occhiello della mia vita di calciatore. Un ricordo che non si cancellerebbe neanche a distanza di un milione di anni» - queste le sue parole. E' proprio per questo che lo ricordiamo soprattutto con la maglia azzurra, quel numero 20, che con ben 6 gol gli ha permesso di laurearsi campione del mondo, facendo appassionare i tifosi in quel magico, indimenticabile mondiale. Proprio ieri si è spenta questa grande leggenda, ma ci ricorderemo sempre delle forti emozioni che ci suscitò in quell'estate dell'82.

Ancora una volta, grazie Pablito !!!


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